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My works are not the embodiments of ideas or conceptions. My works are, in the word of William Blake “The lineaments of Gratified Desire”. Carl Andre, 19871

Ecco io volevo metterla nei termini del primato del pensiero. La bellezza è un fatto di pensiero e di volontà di realizzarlo. Alighiero Boetti, 19912

La galleria Massimo De Carlo presenta dal 7 novembre 2020 al 16 gennaio 2021 la mostra Chess Game dedicata alle opere di Carl Andre (1935) e Alighiero Boetti (1940‐1994), due tra i più importanti protagonisti della scena artistica internazionale del XX secolo. La mostra si concentra sulle affinità e le differenze tra i due autori nel generale clima di rinnovamento del linguaggio artistico che ha attraversato gli Stati Uniti e l’Europa negli anni ’60 e ’70 e presenta una serie di opere straordinarie, tra le più significative nell’ambito della produzione dei primi vent’anni di ciascuno dei due artisti. Sia Andre che Boetti hanno preso parte ad alcune mostre fondamentali di quella stagione come When Attitudes Become Form, Kunsthalle Bern, 1969 a cura di Harald Szeemann; Conceptual Art, Arte Povera, Land Art, Galleria Civica d’Arte Moderna, Torino, 1970 a cura di Germano Celant; Contemporanea Roma, parcheggio di Villa Borghese, Roma, 1973-74 a cura di Achille Bonito Oliva. Carl ricorda, inoltre, di aver conosciuto Alighiero presso la Galleria Sperone di Torino dove entrambi esposero in varie occasioni.

La mostra Chess Game – titolo che evoca la passione di entrambi gli artisti per la scacchiera, il modulo del quadrato, il gioco della dama – intende indagare il loro comune coinvolgimento con il linguaggio, la parola, l’alfabeto, le lettere intese come unità ordinate o casuali, statiche o dinamiche con cui delineare complessi universi visivi. Moduli elementari si attivano in combinazioni geometriche sulla pagina bianca o nello spazio dell’ambiente: frequentatori di alfabeti, dunque, ma anche sperimentatori di materiali, Andre e Boetti realizzano installazioni a pavimento che affermano la loro presenza senza alcuna implicazione simbolica e nella totale aderenza al materiale preesistente. In mostra, per esempio, un pavimento in eternit (Eternit (pavimento) del 1967) di Boetti dialoga con una scultura in cedro rosso, Strake del 1960 di Andre, oppure l’opera Mancorrente del 1966 in ferro dell’artista italiano si confronta con 13 copper triode (1975) in rame dell’americano. O ancora, passando alle prove giovanili bidimensionali di entrambi, Contatore del 1967 di Alighiero si confronta con una carta carbone su carta di Carl, intitolata 000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000, 1958-1963.

Chess Game presenta lavori giovanili di Carl Andre antecedenti alle sue celebri sculture a pavimento, ovvero le opere su carta, in gran parte scritture in versi dattiloscritti datate tra il 1958 e il 1963, realizzate con una macchina da scrivere manuale che possono essere lette come versi o apprezzate per la loro strutturata composizione visiva. Queste opere su carta anticipano intuizioni estetiche e concettuali che caratterizzeranno l’intera produzione di Andre come la ripetizione reiterata o l’impiego di un modulo preesistente sempre uguale. L’artista dichiara infatti di tagliare i testi come il legno, o di battere i tasti della macchina da scrivere come un martello sul foglio; nel 1975 Carl Andre diceva “my interest in elements or particles in sculpture is paralleled by my interest in word as particles of language”3 (il mio interesse per gli elementi e le parti che compongono una scultura trova un parallelo nel mio interesse per la singola parola, che è la particella del linguaggio). In questa dinamica tra bidimensionale e tridimensionale, poesia visiva e scultura, Chess Game è l’occasione per ammirare per la prima volta una serie di opere modulari a pavimento, in acciaio, rame, alluminio, legno nello straordinario contesto razionalista di Casa Corbellini-Wassermann.

Il dialogo tra Boetti, concettuale, e Andre, minimalista, procede dunque in mostra sui due piani paralleli, ovvero delle sculture e delle opere bidimensionali. Boetti esordisce con le sue prime sperimentazioni materiche nell’ambito dell’Arte povera nel 1967 con una personale alla Galleria Stein di Torino, di cui due sculture sono oggi esposte in mostra. Da quel momento la sua pratica è caratterizzata da una inesausta varietà di media e di tecniche e, al contempo, da una costante coerenza nella concezione della realtà e dell’arte. La mostra documenta inoltre come, a partire dalla metà degli anni ‘70, l’Ordine e Disordine dei fenomeni di realtà vengono esplorati da Boetti alla ricerca di un sistema di regole, leggi, criteri ordinatori che dettano la configurazione dell’opera su superfici bidimensionali.

La scelta di mettere in scena un dialogo tra le opere di Andre e Boetti non poteva trovare teatro più spettacolare di Casa Corbellini-Wassermann, edificata tra il 1934 e il 1936 dall’architetto razionalista Piero Portaluppi. Lo spazio domestico, oggi spazio espositivo, è articolato in una sequenza non lineare di ambienti ed è caratterizzato da un uso attento di materiali preziosi, marmo, legno e leghe metalliche con una ricercatissima cura dei dettagli. Un connubio di suggestioni razionaliste e precisione ossessiva perfetti per ospitare un Chess Game tra Carl Andre e Alighiero Boetti.

La mostra Chess Game è a cura di Bettina Della Casa, curatrice free-lance e direttrice della Fondazione Giulio e Anna Paolini di Torino.

Si ringrazia per la preziosa collaborazione l’Archivio Boetti di Roma e lo Studio Carl Andre di New York.

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OPERE

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GLI ARTISTI

Carl Andre

Quincy, USA, 1935. Vive e lavora a New York.
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Alighiero Boetti

Torino, 1940 - Roma, 1994.
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Highlights by exhibition curator Bettina Della Casa