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Come tutti ho trascorso gran parte del 2020 in isolamento, nel mio caso nel mio appartamento di New York City. Non è stato poi così male perché mi considero un tipo casalingo e dalla finestra del mio soggiorno posso almeno vedere l'Empire State Building. Il panorama sulla mia città mi ha continuamente ricordato i dipinti di paesaggi urbani di Tabboo!, e da questa suggestione è nata l’idea per questa mostra. Mi sono trasferito a New York all'inizio degli anni Ottanta per frequentare la Parsons; l’East Village all’epoca sembrava il centro del mondo e Tabboo! ne garantiva un’identità visiva e grafica, dai volantini del Pyramid Club appiccicati ai lampioni alle scenografie dei palchi di Wigstock. I suoi paesaggi urbani hanno una grinta emotiva che ben riflette New York, sia nei tempi buoni che in quelli cattivi e, ammettiamolo, il 2020 è stato il peggiore di tutti tempi.

Un'altra cosa che ho fatto l'anno scorso, oltre a guardare fuori dalla finestra, è stata prendermela comoda e riorganizzare le mie cose in casa. Nel frattempo l’artista Ricky Clifton era là fuori, nel suo appartamento da qualche altra parte della città, a fare la stessa cosa ma in modo più poetico, fotografando e postando su Instagram. Le sue nature morte, composte da vari beni di sostentamento – scatole di sardine, frutta, bottiglie di gin – rappresentano bene l'isolamento per la pandemia e come questo isolamento può trasformarsi in introspezione che può diventare, a sua volta, creazione.

Il 2020 è stato un anno incentrato sulla morte - da gennaio ci sono stati 108 milioni di morti per COVID-19 in tutto il mondo. Nei dipinti di Scott Covert, realizzati attraverso frottage sulle tombe, si leggono nomi di persone famose che conosciamo e stimiamo, insieme alle loro date di nascita e di morte. Questi dati evocano non solo i momenti salienti e i successi raggiunti da questi luminari nelle loro vite, che ci potrebbero essere già familiari, ma anche gli altri brevi momenti della vita, il tipo di cose che tutti abbiamo in comune: insomma, la vecchia vita normale.

Le sculture di composizioni floreali rivestite in piombo di Kevin Stahl mi fanno pensare alla convenzione di inviare fiori quando le parole risultano superflue o sconvenienti. Ci sono fiori che si inviano per dire ‘per favore, perdonami’, altri che dicono ‘guarisci presto’, ‘ti amo’, ‘congratulazioni per la nascita di tuo figlio’. Nel caso delle sculture di Stahl, i suoi fiori esprimono le condoglianze per la morte di un amico o di una persona cara. In quest'anno di pandemia, in cui le parole si dissolvono tutto intorno, i fiori pietrificati di Stahl commemorano le nostre perdite collettive.

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