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MASSIMODECARLO VSpace è lieta di presentare Night Owl , mostra collettiva a cura di Archiebald Rahulu. Affiancando insieme per la prima volta i lavori di Anthony Akinbola, Alvaro Barrington, Dante Cannatella, Archiebald John Motley Jr., Devin Johnson, Catalina Ouyang, Bony Ramirez, John Rivas, Josh Smith e Liu Xiaodong, la mostra coglie attraverso svariati punti di vista il potere metamorfico della vita notturna.

'Ho venduto la mia anima per renderla luminosa con la luce elettrica e ora nessuno non io non lei non loro è interessato in quella cosa e io non posso andare all'inferno ho venduto la mia anima per creare una luce e la luce è brillante ma non accattivante ai miei occhi e lo farei oh sì lo farei preferirei andare all'inferno se fosse per me con tutte le mie forze e poi andare all'inferno oh sì andiamo.'  (Gertrude Stein, Doctor Faustus Lights the Lights, Scena II)  

Il dipinto di Archibald John Motley Jr. del 1943, Night Life è un tour de force nel realismo sociale americano. Completato circa due anni prima della fine della Seconda guerra mondiale, nonché un decennio dopo la fine del proibizionismo, l’opera è piena di luce, incandescente di possibilità. A differenza dei suoi contemporanei Hopper e Benton, il regionalismo di Motley Jr. attinge dal vocabolario artistico tipico dell’Harlem Renaissance per cogliere il batitto pulsante della realtà afroamericana nella prima metà del ventesimo secolo. 

Cocktail brillanti, sigarette che bruciano, coppie che sgomitano e oscillano al ritmo delle note di una band invisibile. La moda negli anni del Jazz era caratterizzata da stili particolarmente appariscenti: abiti eleganti, punti vita stretti e copricapi dai colori vivaci. All'estrema destra del dipinto, due clienti solitari sono seduti a tavoli adiacenti: l'uomo fuma; la donna fissa svogliata il suo martini. 

Per ‘l’animale notturno’ dei nostri giorni, scene come questa sono più che familiari. Nonostante il tempo, ottant'anni dopo lo spettatore è ancora ammaliato dalla drammatica ironia della storia: ovvero, la nostra conoscenza del 1943 oggi, delle rivoluzioni culturali e della svolta dell’atomizzazione che nei decenni del dopoguerra e a seguire hanno radicalmente cambiato la nostra vita diurna e notturna. Per questo motivo, Night Life è la chiave interpretativa della mostra, secondo la quale otto artisti contemporanei offrono la propria interpretazione. Per molti la notte rappresenta lo spazio individuale della libidine. Mezzo vestito e sdraiato, il soggetto di Bony Ramirez, che ritrae durante un atto masturbatorio, si illumina di piacere. L'opera, intitolata Night Routine (2022), si distanzia largamente da quella di Motley Jr. e dagli altri lavori in mostra (come la storia d'amore sotto le stelle in The Big Dipper 2 (2012) di Liu Xiaodong, o le astrazioni atmosferiche di Devin Johnson). L'autoerotismo della figura (così come quello dello spettatore, che diventa voyeur) offre un’esperienza tra catarsi sessuale e tra ciò che di notte accade a luci spente. Opere come Screen (2020) di Dante Cannatella esplorano un diverso aspetto della libidine: i desideri di libertà, di ribellione e di sogno, che caratterizzano gran parte della vita notturna adolescenziale. Il soggetto di Cannatella, presumibilmente un adolescente, scruta l’esterno da una piccola apertura. Qualunque siano le sue intenzioni, l’idea appare chiara: il desiderio, oltre la sua stanza confinata, di ciò che la notte può offrire. 

Anche il video di Catalina Ouyang, Strange Attractor (2022), si differenzia dal resto delle opere.  Il primo capitolo si apre con un’immagine suggestiva dell’artista mentre fuma nel sedile del passeggero di un’auto guidata da un uomo anziano, dai capelli grigi e con gli occhiali, lungo strade poco illuminate. Quanto segue è quasi di carattere rapsodico: una conversazione sempre più esoterica su “strange attractors” nel contesto della modellazione astronomica viene sovrapposta a dialoghi tratti da Wild at Heart di David Lynch, estratti del film di Louis Garrel di 1974 Les hautes solitudines, e una recitazione di “Canzone per molti movimenti” di Audre Lorde. In un altro capitolo, Ouyang e un suo conoscente inquietante di nome "J" oltrepassano un montante di un museo museo per trovare l’infamante e trasgressivo ritratto di Balthus dell’allora dodicenne Thérèse Blanchard (o meglio, uno dei tanti). Il video di Ouyang è, per molti aspetti, il genere esatto di "storia caotica" che l'artista descrive: “In queste storie, i baluardi modernisti del rimedio, del progresso, e della professionalità si incrinano per rivelare vulnerabilità, futilità e impotenza».

All’estremità opposta del discorso, la notte è anche uno spazio frequentato – occasionalmente tormentato dalla paura dell'ignoto e del perturbante; l’oscurità rivela rudimentali timori di morte e di trasgressione. Il tetro mietitore in Clear Vision (2017) di Josh Smith è un esempio emblematico. Ispirato dalla rappresentazione classica della morte, il personaggio brandisce una falce che, sotto la luna piena, sembra stranamente pertinente, quasi un richiamo pastorale. Accompagnati da suggestivi lavori tessili di Anthony Akinbola, Alvaro Barrington, e da una pittura di John Rivas, queste opere catturano, tutte insieme, molteplici traspirazioni segrete e catartiche in ciò che succede quando il sole tramonta. 

Scritto da Wesley Hardin

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