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MASSIMODECARLO è lieto di presentare la prima mostra personale di Jenna Gribbon a Hong Kong e la terza con la galleria, A Domestic Cast. Il lavoro di Gribbon si concentra sulla rappresentazione delle conseguenze del vedere e dell'essere guardati, catturando la dinamica gerarchica che esiste tra l'artista, il soggetto e lo spettatore. Il titolo A Domestic Cast riflette l'aspetto personale del suo lavoro, in quanto "domestico" significa legato alla casa e alla famiglia. La parola "cast" ha un doppio significato, riferendosi sia al "cast" teatrale che popola le opere di Gribbon, sua moglie e suo figlio, sia all'importanza di come e a chi la luce viene "proiettata" nei suoi dipinti. La domanda su cosa sia veramente uno spaccato della vita quotidiana dell'artista e cosa invece sia una scena costruita di apparente intimità è presente in tutta la mostra, in quanto lo spettatore è chiamato a chiedersi cosa sia reale e cosa sia simulato.

L’opera più piccola Cast in a surprising light, ci introduce all’ambientazione principale delle opera in mostra, la casa di Gribbon. L’artista si riferisce a questi dipinti di dimensioni domestiche come a “quadri documentari”, raffiguranti momenti strappati e non simulati della sua vita quotidiana. Mentre scrutiamo una casa e una vita che non sono le nostre, le sue dimensioni ci costringono a stare vicini al quadro, replicando fisicamente il nostro ruolo di intrusi. Ci sediamo al posto di Gribbon al tavolo della sua cucina, mentre cogliamo la moglie, Mackenzie Scott, di sorpresa nel raro momento intermedio tra l’inconsapevolezza e la consapevolezza di essere osservata. È in questo istante che Mackenzie acquisisce il ruolo di soggetto dell’artista. I ritratti più grandi, invece, sono chiaramente messi in scena per il nostro consumo, i soggetti guardano dritto verso lo spettatore, pienamente consapevoli di essere guardati e padroni del loro ruolo. The mirror is out of frame è un raro caso di doppio ritratto nell’opera dell’artista. Spesso la presenza di Gribbon è solo implicita o accennata attraverso ombre e riflessi, ma in questo dipinto fissa lo spettatore, affermandosi come membro del cast piuttosto che come regista della scena.

Le due nature morte in mostra fungono da ambientazione per il cast, gli oggetti, o arredi scenici, che hanno scelto e con cui interagiscono ogni giorno. Real flowers in my kitchen e Fake flowers in my kitchen si rivolgono direttamente all’opera d’arte come costruzione. Le nature morte sono intrinsecamente artificiali, sono oggetti disposti in un ordine particolare per creare un tableau. Mentre i riferimenti ai fiori “finti” e “veri” sottolineano che, a meno che non ci venga detto, non c’è modo per lo spettatore di capire la differenza. La tecnica pittorica di Gribbon, che assapora la rapidità delle pennellate sciolte, la porosità delle forme e l’instabilità della visione, ribadisce che ciò che stiamo vedendo è una costruzione e non una documentazione ipersensibile.

La luce è una preoccupazione per Gribbon nella sua pittura, per chi è proiettata, da dove è proiettata e che tipo di luce è. In una mostra incentrata su momenti familiari e intimi, l’uso di una luce molto intensa a dai toni freddi è stridente e sembra più adatto a un palcoscenico che a un ambiente domestico. Nei tre dipinti che ritraggono il figlio di Gribbon, i suoi occhi sembrano lacrimare o trasalire sotto il bagliore dei riflettori puntati su di lui, ricordando l’effetto di un’illuminazione drammatica. Questa teatralità puntuale è evidente nell’uso costante che Gribbon fa del motivo degli schermi verdi. I suoi soggetti sono collocati in ambienti improbabili, come in S in (green screen) bad weather e lo stesso schermo verde si rivela drappeggiato dietro la coppia in The mirror is out of frame. Una casa non è l’ambiente i cui ci si aspetta di trovare uno schermo verde, né il suo colore audace che, insieme a un blu altrettanto vivido, domina la palette della mostra.

L’influenza dell’impressionismo, nello specifico di “Les Trots Grandes Dames” Mary Cassatt, Berthe Morisot e Marie Bracquemond, è particolarmente tangibile in questo corpus di opere. Queste donne impressioniste, le quali erano generalmente confinate nella sfera domestica, raffiguravano la loro vita quotidiana: nature morte nelle loro case, i loro figli e soggetti prevalentemente femminili. Gli impressionisti si preoccupavano degli effetti della luce naturale e di come catturarne le sottigliezze e le delicate sfumature. Gribbon indaga in modo analogo sull’importanza della luce nella pittura, ma ne esplora il ruolo al di là del semplice aspetto visivo, concentrandosi anche sul suo significato concettuale. 

In A Domestic Cast la luce è utilizzata come strumento al di là della mera rappresentazione, Gribbon sfruttala sua capacità di comandare l’attenzione dello spettatore, di personificare lo sguardo e ne enfatizza l’artificialità per ricordarci la natura della pittura come mezzo soggettivo che crea un’immagine mediata che, per quanto convincente, può non essere necessariamente veritiera.

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