Essayer
Liang Hao
Nei dipinti di Liang Hao, le mani entrano dai margini della tela e si muovono verso il centro: afferrano, pizzicano, piegano, si sospendono, si trattengono. Toccano denti di animale, coralli fossili, fogli di alluminio, elastici, libri e cubi geometrici riflettenti. I loro gesti non completano un'azione nel senso ordinario del termine. Non producono, non riparano, non misurano, non possiedono. Indagano.
Il titolo della mostra, Essayer - verbo francese che significa "provare" - dà nome a questo stato sospeso. Provare significa avvicinarsi senza certezze, misurare una distanza, prestare attenzione a una tensione, soppesare la pressione tra le dita e l'oggetto. La mano sperimentale di Decentralized, quella divinatoria di Essayer, quella giocosa di Elasticity, e quella devozionale di Orchid appartengono tutte al medesimo verbo, minore e instabile: provare.
Queste
mani trattengono un volume di energia sull'orlo del contatto. Dietro di esse si
cela la mano invisibile del pittore, il cui lavoro è sepolto sotto una
superficie altamente controllata, fatta di molti strati sovrapposti. I livelli
più profondi non vengono semplicemente ricoperti: restano visibili in
trasparenza, e i bordi netti conservano la traccia di ciò che è stato
cancellato.
Questa
logica è inseparabile dal chiaroscuro di Liang. Da quando la pittura ha
imparato a usare l'ombra per dare peso ai corpi, l'ombra ha portato con sé
qualcosa di più di una funzione ottica: ha messo in scena la rivelazione, il
segreto, la profondità psicologica, i limiti del visibile. In Liang, l'ombra
non è né teatrale né assente. È la condizione da cui il visibile emerge.
In Essayer, il profondo campo verde del panneggio è il buio da cui affiorano le mani, l'arco riflettente e i piani geometrici. Anche la superficie più luminosa non dissolve l'oscurità: genera un'altra ombra, che piega la visione verso l'incertezza e il disorientamento. In Decentralized, la luce è più fredda e distribuita in modo più uniforme - panno bianco, sfondo azzurro, piani specchianti, corallo e pelle emergono tutti insieme. Eppure l'ombra rimane decisiva: attraversa il corpo della rondine, approfondisce le superfici riflettenti, si raccoglie nelle pieghe dove il bianco vira al grigio. L'opera decentralizza non solo la visione, ma il lavoro pittorico stesso.
In Elasticity, la composizione si restringe fino alla misura di un gesto. Una mano regge un dente di animale mentre un elastico si tende attraverso l'immagine, trasformando il gesto in un gioco di resistenza e rischio. Se la mano resiste troppo, il dente potrebbe cadere; se cede, il bordo affilato potrebbe ritorcersi contro la pelle. Qui, il sondaggio diventa tensione prolungata: un'azione minima tenuta sulla soglia tra rilascio e gioco.
In Orchid, la mano assume la postura di chi applica la foglia d'oro. Il carattere cinese "兰" appare sul dorso rosso di un libro. È una pianta, ed è anche un elemento comune nei nomi cinesi. Qui, il linguaggio si scioglie dalla comunicazione e diventa linea, gesto devozionale, e il colore rosso. La qualità materiale del carattere tipografico si avvicina a quella dei fossili di Liang: una forma che porta memoria attraverso la propria superficie.
Provare è prestare attenzione alla tensione. Essayer rimane con il tentativo.
– Yuan Fuca, autrice e curatrice
Artista
Liang Hao (b. 1988, Guangdong Province) currently lives and works in Shanghai. He graduated from the Painting Department of the Academy of Arts and Design at Tsinghua University, Beijing, in 2012. His practice focuses on painting while extending to other media. He is interested in the dynamics between the hand, gaze and mind, reconsidering the technicality of the hand and the affects that flow through it by constructing illusions of technical production and making references to images in art history or texts.
His recent solo exhibitions include: “Doubled Bifurcation” (He Art Museum, Guangdong, 2023); “Gesture and Speech” (BANK, Shanghai, 2023); “Present, Again” (Line Gallery, Beijing, 2022); “Unfolding into the Expanse” (10 Chancery Lane Gallery, Hong Kong, 2020). His work has been exhibited in worldwide institutions that include : West Bund Museum, Shanghai (2024); Torggler Fine Arts Center, Virginia, US (2024); Shanghai Library East (2024); ASE Foundation, Shanghai (2024); Daechumoo Fine Art, Korea (2020); MinSheng Art Museum, Shanghai (2018); Today Art Museum, Beijing (2016); CAFA Art Museum, Beijing (2016). His past artist residencies include: Art OMI International Artist Residency (New York, 2016); Island Iceland Offshore Project (Seydisfjordur, 2015). His award nominations include: John Moores Painting Prize (2018, 2016). His work is in the following prestigious collections: He Art Museum, China; White Rabbit Gallery, Sydney, Australia; Wemhöner Collection, Germany; East West Bank, US; ASE Foundation, China; M Art Foundation, Singapore; DC Collection, Thailand; Song Art Museum, Beijing, China; Cc Foundation, China and Start Museum, Shanghai, China.