ROC MI 26 WEB IV HR

Io ti saluto, luce, ma con nervi offesi

Date
05.03.2026 | 19.04.2026
File
COMUNICATO STAMPA
Scopri di più sulla mostra

MASSIMODECARLO è lieta di presentare Io ti saluto, luce, ma con nervi offesi, prima mostra personale di Pietro Roccasalva negli spazi milanesi della galleria.

Il progetto espositivo raccoglie soggetti nuovi e storici del repertorio iconografico dell'artista: paesaggi immaginari e nature morte paradossali, insieme a una serie di figure ricorrenti - un bambino dai capelli e dalle unghie incolti, una bambina con la sua bambola, una sposa con una misteriosa racchetta, una madre che tiene stretta una strana cornucopia. Le opere testimoniano la profondità di una ricerca pittorica in continua evoluzione.

MASSIMODECARLO Pietro Roccasalva 202603 016

Un inconsueto spazio di incontro


Alle immagini, al transitare delle loro forme e dei loro significati lungo i secoli e oltre, è stata data una longevità per noi schiacciante. "Schiacciante" non soltanto nel senso di una verità palese ma anche, e soprattutto, di una verità che ci manda in frantumi. Il perdurare nel tempo è a noi negato, mentre infinite resurrezioni sono a loro concesse: certe iconografie, infatti, possono assentarsi a lungo dal corso della storia per poi riemergere in un certo momento, contaminate dal contatto con altre tradizioni, trasformate nella loro persistenza.


Raramente le nostre esistenze individuali e organiche incontrano quelle altrimenti espanse e durevoli delle immagini, anche se a volte questo accade con la pittura, che è uno di quegli spazi inconsueti che rendono possibile il contatto tra queste due dimensioni, se non addirittura la loro fusione: la materia biografica di un essere mortale che si impasta cromaticamente con la materia mutevole di un'iconografia che ha attraversato i secoli e le geografie.


A un simile processo assistiamo spesso nelle opere di Pietro Roccasalva, dove molteplici fonti iconografiche si addensano come nubi, in cui immagini che giungono dalle storie della mitologia, della letteratura, della filosofia e delle tradizioni popolari deflagrano in composizioni percorse dalla tensione di una tempesta elettrica. Affinché non restino inerti, irrigidite nella Storia che pur ce le ha consegnate, il diluente che amalgama queste fonti è qualcosa di molto vitale e di molto vicino, un'essenza estratta dal presente e dalla quotidianità, come un legame famigliare o un dato occasionale. In questa mostra, ad esempio, compaiono due figure femminili, l'una elaborata a partire dalle sembianze della figlia dell'artista, l'altra che trasfigura un'immagine di sua madre. Entrambe sono situate all'interno di un regime allegorico in cui differenti attributi dei concetti di maternità e di abbondanza - come una bambola o una cornucopia - provengono l'uno dal dominio del prosaico, l'altro da un ambito codificato e remoto.

MASSIMODECARLO Pietro Roccasalva 202603 006
MASSIMODECARLO Pietro Roccasalva 202603 007
MASSIMODECARLO Pietro Roccasalva 202603 003
MASSIMODECARLO Pietro Roccasalva 202603 001
ROC 0067 26 001
JMMWS
2026
Pietro Roccasalva
MASSIMODECARLO Pietro Roccasalva 202603 008
ROC 0066 26 001
JMMWS
2026
Pietro Roccasalva

Accanto a loro troviamo i ritratti di un ragazzino immaginario e noto, i suoi capelli e le unghie cresciuti fuori controllo. È un'immagine tratta dalla letteratura per l'infanzia, appropriata dall'immaginazione di Heinrich Hoffmann che, a metà dell'Ottocento, rese celebre Pierino Porcospino (Der Struwwelpeter), un personaggio in cui Roccasalva vede un "bambino entropico", come se la sua mancanza di igiene personale materializzasse lo scorrere del tempo nella forma di una crescita priva di cura. Un'immagine che l'artista aveva incluso nel suo repertorio di iconografie ricorrenti già vent'anni fa[1] e che qui fa ritorno, come spesso fanno i personaggi di un universo visivo che Roccasalva nutre con la solerzia e la ciclicità che siamo soliti attribuire agli impulsi ossessivi.

La mostra, come sempre accade con le mostre di quest'artista, ha la coerenza tematica di un racconto allegorico e l'impianto di una messa in scena in cui l'eterno alberga nel caduco. Il suo è un registro misto, un registro corrotto, in cui il farsesco contamina il tragico. Al centro di questo racconto per immagini riposa quella cosa che diciamo di conoscere come nozione, ma che non riusciamo mai davvero a comprendere fino in fondo, che è lo scorrere del tempo. Un tempo che, nell'immaginario rovinoso di Roccasalva, non trascorre linearmente ma precipita, come la mongolfiera piombata al suolo che, da anni, ritorna in maniera costante in molti dei suoi quadri. Ed è all'interno di quest'estetica gravitazionale, che agisce sui corpi così come sui valori e sui significati, che l'esistenza individuale e il dato autobiografico svolgono la funzione di vessilli: incarnando le immagini e le tradizioni, infatti, ne assicurano il transito nel tempo.

[1] Nel 2005, Roccasalva realizza un tableau vivant dal titolo The Oval Portrait. A Ventriloquist at a Birthday Party in October 1947, abbigliando e truccando un performer con le sembianze di Der Struwwelpeter. Per realizzare i quadri presentati in questa mostra che hanno come soggetto lo stesso personaggio, l'artista ha ripreso ed elaborato la memoria iconografica dell'opera di vent'anni prima.

MASSIMODECARLO Pietro Roccasalva 202603 013
MASSIMODECARLO Pietro Roccasalva 202603 015
MASSIMODECARLO Pietro Roccasalva 202603 012

È un quotidiano trasfigurato nel magico e nel remoto quello che scorgiamo in queste opere, un quotidiano investito di qualcosa che pare trascenderlo. Di fronte a un meccanismo come questo, che proietta sulla realtà simboli e allucinazioni, qualcuno parla di "fuga" o di "rifugio", altri di "nevrosi". Ma è una terminologia normativa questa, che favorisce l'idea di un rapporto sano e produttivo con la realtà - anche in arte - basato sulla sua osservazione e sulla sua analisi, piuttosto che su una sua rielaborazione immaginifica.

Questo può darci qualche appiglio per interpretare l'oscuro titolo di questa mostra: Light, I salute thee, but with wounded nerves (Io ti saluto, luce, ma con nervi offesi)[2], come lo scenario di una sensibilità acuita dall'esposizione a una forza che la illumina nell'attimo stesso in cui la ammala.

-Alessandro Rabottini

[2] Il titolo della mostra è un verso tratto da The Poetaster, una commedia satirica elisabettiana del drammaturgo e poeta inglese Ben Jonson, messa in scena per la prima volta nel 1601. L'opera combina materiale filosofico e commedia, critica alla cattiva poesia ed esaltazione delle doti morali della buona poesia. Nel significato canzonatorio e dispregiativo del titolo (un poeta inferiore) stabilisce una relazione con la contaminazione di registri che troviamo nell'arte di Pietro Roccasalva.

MASSIMODECARLO Pietro Roccasalva 202603 018
MASSIMODECARLO Pietro Roccasalva 202603 022
Pietro Roccasalva Photo by Albrecht Fuchs 2018
Pietro Roccasalva

Pietro Roccasalva è nato nel 1970 a Modica, in Italia. Attualmente vive e lavora a Milano.


La pratica di Roccasalva, artista poliedrico e innovativo, abbraccia numerosi mezzi espressivi, con un'enfasi particolare sull'installazione, la scultura, la performance, il cinema e la fotografia. Considerato un maestro dell'enigmatico, Roccasalva elabora simboli complessi, tratti da una vasta gamma di fonti, tra cui letteratura, cinema, filosofia e cultura popolare. Il repertorio artistico che ne deriva si manifesta in un’iconografia profondamente personale e intricata. L'arte di Roccasalva è un riflesso della sua sconfinata curiosità e del suo insaziabile desiderio di esplorare il mondo che lo circonda. Le sue opere sono strumenti che riflettono la condizione umana, catturando l'essenza di momenti fugaci e la bellezza del quotidiano.


Ha partecipato alla Biennale di Venezia nel 2009, a Manifesta 7 nel 2008 e alla Biennale di Praga nel 2007.