Party, 2024-2026
MASSIMODECARLO Pièce Unique è lieta di presentare Party, 2024–2026, la prima mostra personale di Alvaro Barrington nello spazio parigino della galleria.
Party appartiene a un nuovo corpus di lavori che Barrington definisce cutout paintings - opere che non si limitano a evocare il movimento e il senso di appartenenza, ma li mettono in atto. Presentata per la prima volta alla Tate Britain per il progetto GRACE nel 2024, l'opera è stata in seguito esposta sul Mangrove Sound Truck durante il Notting Hill Carnival del 2025 - attraversando le strade di West London come parte di un rituale collettivo - prima di approdare a Pièce Unique a Parigi.
Realizzata su tela di iuta, l'opera stratifica immagini serigrafate, ritagli appliqué dorati in dialogo con i decoupages di Matisse, e tecniche di cucitura tramandate dalle donne della sua famiglia - racchiusi in una cornice di legno di recupero e lamiera ondulata che rimanda all'architettura domestica caraibica.
Nato a Caracas da genitori haitiani e grenadini, cresciuto tra i Caraibi e Brooklyn, oggi vive e lavora a Londra. La sua pratica si è sempre mossa tra mondi diversi - pittura e tessile, storia dell'arte e hip hop, istituzione e strada.
Barrington è anche presente alla 61ª Biennale di Venezia con Labor Day Parade '91 - un camion ricoperto di dipinti e lavori in tessuto che evoca i ricordi della West Indian Day Parade di Brooklyn. In entrambe le opere affiorano le stesse domande: cosa significa portare una cultura nello spazio, celebrare collettivamente, trasformare lo sradicamento in appartenenza.
Qualche domanda per Barrington.
Party è stata mostrata per la prima volta alla Tate Britain, poi sul Mangrove Sound Truck al Notting Hill Carnival, e ora in questa versione rielaborata a Parigi. È una vita insolita per un dipinto. Un'opera cambia quando attraversa così tanti mondi?
Alvaro Barrington: Ogni volta che l'opera è stata presentata, ha dovuto essere all'altezza di un'opportunità. Per la Tate era un dipinto-fondale per la scultura di Samantha. Per il Mangrove, era lo sfondo di un carro del Notting Hill Carnival, e in questa ultima versione è una serie in dialogo con la storia della pittura, con i cutouts di Matisse come riferimento principale.
Molto di ciò che fai viene da chi ti ha preceduto - le donne della tua famiglia, tradizioni mai messe per iscritto, un sapere che vive nelle mani. È qualcosa che senti come un'eredità da custodire, o come una radice che ti sorregge?
AB: Mi sento sostenuto e salvato dalle tradizioni in cui sono nato e in cui vivo, e adesso sento di dover restituire qualcosa a quelle tradizioni, portandole avanti.
Il tuo lavoro sembra sempre fare i conti con la gioia - non come evasione, ma come resistenza. Da dove viene, in te?
AB: “Gioia” è una parola interessante; è diventata un po' abusata, come "comunità", in particolare quando si parla di black joy, di resistenza, eccetera. Non è una cornice in cui mi riconosco, né credo che si applichi a me o alla mia vita. Non sono una persona gioiosa. Trovo che ci sia qualcosa di sinistro in quell'idea, simile al concetto di innocenza. Crescendo, avremmo detto: ho passato un momento buono e memorabile? “È stata una festa” è una frase che diciamo sempre. Come diceva Biggie, "I got a story to tell." Vuoi un ricordo di cui poter parlare. Cerco di avere incontri memorabili. Ci sono ricordi, storie che lasciano cicatrici, che chiudono la curiosità, la fiducia in sé stessi; e ci sono storie che aprono, che aprono il mondo intorno a te. Cerco di avere quel tipo di incontro nel mio lavoro - incontri che aprano me, noi. Anche le cose tragiche possono aprire varchi. Una rottura con chi ami può aprirti a nuovi amori, nuove esperienze. Oppure può lasciare una cicatrice.
Nel tuo statement scrivi che alcune delle cose più belle sono fatte da persone che stanno semplicemente soffrendo, e quello che producono è gioia. Guardando Party e tutto quello che ha attraversato – è da lì che nasce questo lavoro?
AB: Il mio statement è fatto di cose che ho sentito dire e che ho trovato concettualmente interessanti. Non sono d'accordo con gran parte di esse, ma qualcuno le ha dette, e io ci penso. Il lutto di solito è un momento che bisogna affrontare – è come la fame, la stanchezza, il desiderio: si mangia, si dorme, si fa scopa. Di solito ci si ricorda quando si è in lutto, e quindi diventa facile scavare in quel momento nell'arte.
Se questa mostra avesse una playlist, da dove comincerebbe?
AB: Soca mixes 2016-2021.
Artista
Excerpts from Alvaro Barrington's Artist's Statement
My life is not memories rather their narratives ive told myself about myself
Figuring it out is hard and I’m sorry
Racism Shadism Classism colorist sexism Patriarch decentering whiteness
No Fucks Given/
The Marathon continues/
Art is about learning how to be, Painting is about what's in front of you, it's about learning to see/
'Artist should not look to the right or left. Art should be strong and non-conformist and most importantly should always be personal.’
I rather fail on my ideas than succeed on someone else
I love that shit too much for you to not care
Shit ive been through will probably offend you this is Emeldas older son
It was authentic at the beginning after a while it became something that was more constructedSome of the most beautiful prose poetry are done by people who are just grieving and what they produce is just joy