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Rat-A-Hum-Tat-Tat-Rat-A-Hum-Tat-Tat

Xiao Guo Hui

Date
01.09.2026 | 12.09.2026
Galleria
Pièce Unique
File
COMUNICATO STAMPA
Scopri di più sulla mostra

MASSIMODECARLO Pièce Unique è lieta di presentare Rat-A-Hum-Tat-Tat-Rat-A-Hum-Tat-Tat, la prima mostra personale di Xiao Guo Hui con la galleria.

Il titolo imita un suono: il ritmo della musica su cui si danza. Per la vetrina di Pièce Unique, Xiao ha realizzato un unico grande dipinto – un dittico largo oltre due metri – dedicato all’unica cosa che uno spazio affacciato su una strada trafficata non può tenere fuori: il rumore.

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Per otto anni lui e sua moglie hanno vissuto nel Marais, accolti ogni mattina dal "beep penetrante dei mezzi per la pulizia delle strade, dal fragore dei soffiatori per le foglie, dal rombo incessante dei macchinari da cantiere". Xiao si colloca all’interno di una lunga schiera di persone afflitte dal rumore: pensa a Schopenhauer, "spinto quasi alla follia" da una macchina da cucire nel suo palazzo, e si chiede come il filosofo reagirebbe oggi. Quella che definisce, per metà scherzando e per metà seriamente, "una paura quasi patologica del rumore" ha affinato la sua capacità di osservazione – si accorge che le macchine più rumorose sono anche quelle autorizzate, i suoni che una città produce per mantenersi, nelle sue parole, "più pulita o più bella". Il loro rumore è consentito.


Se questo è il suono dell’ordine, l’altra metà del dittico custodisce un suono di natura diversa. A destra, una folla si è riunita per ballare – pochi professionisti, per lo più amatori, tutti, dice Xiao, "completamente assorbiti dal proprio mondo". Anche loro fanno rumore, ma il loro è scelto e condiviso. Place Colette, la piazza di fronte al Louvre, ha ispirato questa scena. Xiao ha costruito l’immagine attraverso il ricordo e allo stesso tempo l’invenzione, trasformandola in un luogo che esiste soltanto nel dipinto. Affiancando i danzatori alle macchine, lascia allo spettatore decidere "quale gruppo di persone stia facendo rumore", rifiutandosi di fornire una risposta: "Preferisco lasciare i significati in sospeso e lasciare che sia lo spettatore a definirli". È un rifiuto deliberato: nominare il rumore al posto dello spettatore significherebbe aggiungere un’ulteriore istruzione a un mondo che ne è già saturo.


Un secolo fa, i Futuristi si trovarono di fronte alla stessa condizione moderna e ne trassero una conclusione opposta, facendo del fragore e della velocità della città la musica del futuro. Xiao ne rovescia la prospettiva. La macchina non lo esalta; non è a suo agio con ciò che il suo rumore spinge fuori dall’inquadratura: quello stato di totale assorbimento, di persone completamente dedite a qualcosa che hanno creato loro stesse.

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Riempimento generativo

Formatosi nella pittura a olio, Xiao l’ha poi abbandonata per tecniche più antiche, combinando tempera all’uovo e affresco. Ha appreso questa pratica da Il Libro dell’Arte di Cennino Cennini, l’antico manuale della bottega toscana, risalendo oltre cinque secoli di tradizione della pittura a olio, fino alla superficie opaca e lavorata a mano della pittura del primo Rinascimento. Una finitura levigata e precisa, afferma, è "soffocante": per questo, attraverso la pittura, rifiuta la stessa perfezione che la città impone alle proprie strade.


Gli abiti sono frutto dell’invenzione di sua moglie, Chen Wen Qing, designer e pittrice a sua volta: per ogni figura disegna e cuce un costume, che i due mettono poi a punto insieme – colore, taglio, carattere. Come in un Botticelli o in un Piero della Francesca, dove l’abito di un personaggio ne rivela l’identità ancora prima del volto, qui è l’abito a rendere ogni figura una persona precisa.


Tutto, nell’opera, converge verso la forma che Xiao aveva immaginato fin dall’inizio: un palcoscenico. La vetrina di Pièce Unique si apre direttamente sulla strada e, dal marciapiede, attraverso il vetro, il dipinto appare come una scena illuminata dalla luce di un palcoscenico – uno spettacolo messo in scena su una parete. Dietro il vetro si apre il mondo lento e costruito a mano del dipinto. Davanti c’è la strada stessa, con il traffico, le macchine e i passanti. I due mondi si incontrano sul vetro e – come i danzatori che il dipinto contiene – l’opera continua a suonare la propria musica, rifiutandosi di unirsi a ciò che la circonda, lasciando ancora una volta a chi si ferma sul marciapiede decidere da quale lato della vetrina si trovi il vero rumore.

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Artista

Xiao Guo Hui

Xiao Guo Hui (n. 1969, Cina) è un artista canadese che vive e lavora a Fontainebleau, in Francia. Attraverso la pittura figurativa, esplora i modelli persistenti del comportamento umano e le tensioni che emergono tra fede, convinzioni e conflitto. Anziché rappresentare eventi contemporanei, le sue opere indagano il modo in cui individui e società costruiscono sistemi di significato, tracciano confini tra visioni del mondo concorrenti e si confrontano con pretese di verità opposte. In questo modo, invitano a riflettere sulle contraddizioni e sulle incertezze che continuano a plasmare la vita contemporanea.


Per dare forma a queste riflessioni, Xiao lavora con una tecnica ibrida che combina tempera all’uovo e affresco. Realizza i dipinti su lino attraverso un processo lento e fortemente materico, preparando personalmente i supporti, macinando i pigmenti a mano e costruendo ogni superficie attraverso molteplici stratificazioni. Rifiutando la ricerca di una finitura perfettamente levigata, accoglie le tracce della mano e le qualità intrinseche del mezzo. La sua pratica si nutre delle tradizioni tecniche e filosofiche della pittura europea precedente al Rinascimento, rimanendo al contempo saldamente ancorata al presente.


Nato in Cina, Xiao si è diplomato nel 1993 presso la Guangzhou Academy of Fine Arts, dove ha studiato pittura a olio. Nel 2001 si è trasferito in Canada insieme alla moglie, l’artista Chen Wenqing, prima di stabilirsi in Francia nel 2015. Xiao Guohui ha esposto a livello internazionale in gallerie, fiere d’arte e contesti istituzionali. Le sue opere fanno parte di collezioni private in tutto il mondo.