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Safe through the Long Night: Enfilade

Date
10.09.2026 | 10.10.2026
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COMUNICATO STAMPA
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Per il suo primo progetto speciale con la galleria a Milano, Yang Bodu trasforma il viewing room di MASSIMODECARLO in uno spazio composto interamente da porte. Le aperture si allineano una dietro l'altra, in un'unica prospettiva che si perde in lontananza e in cui ogni soglia sembra promettere la successiva. In Safe Through the Long Night: Enfilade, Yang Bodu – nata a Tianjin e oggi di base a Pechino – dipinge ogni tela nelle dimensioni esatte di una porta di Casa Corbellini-Wassermann, così che le aperture reali e quelle dipinte diventano difficili da distinguere.

Nella serie In the Museum, che porta avanti da oltre un decennio, Yang dipinge soglie: porte che si aprono su altre porte, un piedistallo vuoto, una luce di provenienza incerta. Qui rivolge lo sguardo alle parti nascoste del museo – le zone di imballaggio e i corridoi chiusi dove le opere attendono, invisibili. Come scrive l'artista, questi spazi dietro le quinte "non sono l'opposto dell'arte", ma rientrano "tra le condizioni che le permettono di apparire davanti al pubblico": luoghi che non possono promettere permanenza, ma soltanto "un lento deterioramento e un po' di tempo in più per le cose fragili".

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La presentazione affianca a questo aspetto altri due spazi "sul retro", lontani tra loro nel tempo ma legati dalla stessa idea di soglia. Il primo sono i Backrooms nati su 4chan nel 2019, il mito internet dello spazio liminale: un'infilata che continua anche dopo il collasso, dove "l'asse prosegue, ma non indica più una direzione" e l'uscita, a un certo punto, semplicemente non c'è più. Il secondo viene da molto lontano: la camera in fondo alle grotte di Kizil, nell'antica Kucha, dove il Buddha morente riposa nel buio e si raggiunge solo "attraversandolo con il corpo". Da questi spazi viene il titolo, che tiene insieme due notti: la "lunga notte" buddhista della nascita e della morte, e la notte concreta in cui un'opera, chiusa nel retro del museo, aspetta di tornare alla luce.


I dipinti hanno per titolo un orario — 0:04, 3:57, 12:18 — ma nessuno segna l'ora di un orologio. Yang li chiama un "clima numerico": non un momento preciso, ma la luce, il peso e l'atmosfera di ciascun dipinto. Nella viewing room, ogni dipinto è affiancato da una porta vera delle stesse dimensioni. "Una porta lascia passare il corpo", scrive Yang; "un dipinto lo ferma, e lascia proseguire soltanto lo sguardo". Davanti a ogni soglia si apre allora una scelta: dove si può passare e dove si può solo guardare – quale porta conduce a un'altra stanza e quale "sembra chiusa, eppure continua a dispiegarsi nell'immaginazione".

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Bodu Yang

Yang Bodu (nato nel 1986, Tianjin, Cina) attualmente vive e lavora a Pechino, Cina. Ha conseguito il BFA nel 2008 presso la Tianjin Academy of Art, seguito dal MFA presso la Pennsylvania Academy of Fine Arts nel 2012.


Nel 2011, Yang ha ricevuto la borsa di studio Justine Cretella Memorial. Nel 2012, ha vinto il Fellowship Trust Prize per la sua eccezionale presentazione alla mostra annuale degli studenti della PAFA. Nel 2021, è stata nominata una di The Artsy Vanguard 2021. Le mostre personali di Yang Bodu includono: Tang Contemporary Art, Bangkok; Mine Project, Hong Kong; la PAFA Alumni Gallery, Filadelfia; Wan Wan Lei Projects, Pechino. Ha anche partecipato a numerose mostre collettive come il PAFA Museum, Philadelphia; MWOODS, Pechino; Museo X, Pechino; Centro Hive per l'Arte Contemporanea, Pechino; Galleria dell'Accademia di Belle Arti di Tianjin, Tianjin; Galleria SPURS, Pechino. Il suo lavoro è stato raccolto da istituzioni come il Museo PAFA, M WOODS, X Museum, Long Museum e Pingshan Art Museum, tra gli altri.