Date
12.10.2026 | 18.12.2026
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COMUNICATO STAMPA
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MASSIMODECARLO presenta The Studio, una mostra personale del pittore statunitense Jonathan Gardner. Nei suoi interni stilizzati e onirici, alcuni dei soggetti più antichi della storia dell’arte – il nudo, la natura morta, il paesaggio – diventano scene inventate, intime e archetipiche insieme. Nella mostra londinese, il soggetto è lo studio d’artista: stanze che si aprono su altre stanze, dipinti che ne contengono altri, sospesi tra memoria, immaginazione e storia dell’arte.

Nei suoi quadri, una parete lascia il posto a un paesaggio, una tela si appoggia a un’altra, un cavalletto mette radici e diventa albero. Lo spazio è piatto e nitido, il colore steso a campiture, e gli echi di Matisse e Magritte si fondono in ambienti costruiti secondo la logica del sogno. Lo studio, per Gardner, è una sequenza di stanze concentriche: a ogni soglia ci si allontana dal mondo e ci si avvicina alla fantasia.

Anche i paesaggi sono immaginari: distese desertiche mai viste, attraversate da fiumi che evocano lo scorrere del tempo. Il deserto, per Gardner, è il luogo della solitudine e dell'introspezione, un vuoto che inquieta e che, proprio per questo, fa spazio a qualcosa di nuovo.

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Painter
2026
Jonathan Gardner
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Oltre al dialogo con la storia dell'arte si muove però qualcosa di più fragile. Nei lavori più recenti, i nudi si caricano di un significato legato alla fertilità: il vaso che la donna regge in Painter in the Studio ne è un antico emblema e, nelle parole dell'artista, un contenitore per tutto ciò che sta prendendo forma nella sua vita interiore. Il tema riaffiora altrove, in modo più obliquo. In Painter, una figura con due bambini in braccio si allontana lungo un porticato dechirichiano, verso una porta buia che suggerisce insieme una minaccia e un inizio. Poco distante, un kouros mutilato, incarnazione di una giovinezza e di una mascolinità frammentate, diventa simbolo di ciò che si porta con sé e di ciò che si trasmette. Nulla è detto esplicitamente. Ciò che scorre sotto queste stanze, una speranza velata d'inquietudine, Gardner lo tiene volutamente a distanza, con i soli mezzi della pittura.

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Anche gli autoritratti sono finzioni. In Painter in the Studio, la somiglianza è appena accennata e lo studio non coincide del tutto con quello dell’artista: è arredato a partire dalla memoria, con il tappeto orientale dei suoi genitori e le chitarre vintage che colleziona, mentre un cavalletto è collocato davanti a una finestra in un esplicito omaggio a La condizione umana di Magritte. Sono frammenti autobiografici disposti come una natura morta – un ritratto di ciò che il pittore sceglie di tenere vicino a sé.


Gardner lascia che la stanza si inclini fino a quando ogni elemento si ricompone su un unico piano decorativo. Ciò che è appeso alle pareti costituisce la stanza dentro la stanza: un interno della mente, ricreato in ogni minimo dettaglio. Per Gardner, lo studio è più uno stato mentale che un luogo fisico; i dipinti, come afferma lui stesso, sono "in parte memoria, in parte immaginazione e in parte storia dell’arte".

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Jonathan Gardner

Jonathan Gardner (n. 1982, Lexington, Kentucky) è un pittore americano noto per le sue opere figurative stilizzate che fondono elementi della storia dell’arte con l’immaginazione personale. Ha conseguito il BFA alla School of Visual Arts di New York nel 2007 e il MFA alla School of the Art Institute of Chicago nel 2010, dove ha studiato sotto la guida dell’artista Jim Nutt. Attualmente vive e lavora a New York City.


I dipinti di Gardner si caratterizzano per spazi pittorici appiattiti e una sintesi di generi tradizionali come natura morta, ritratto e paesaggio. Le sue composizioni fanno spesso riferimento all’estetica dell’arte moderna, traendo ispirazione da artisti come Henri Matisse, René Magritte e Pablo Picasso. Attraverso un processo basato sul collage, manipola profondità spaziale e prospettiva, creando scene al contempo familiari e surreali. Questo approccio genera un linguaggio visivo coerente che invita lo spettatore in un mondo in cui figure e oggetti coesistono in un’armonia stilizzata.


Il suo lavoro è stato esposto a livello internazionale, con mostre personali in gallerie come Casey Kaplan a New York, Almine Rech a Londra e Parigi, e Jason Haam a Seul. I dipinti di Gardner fanno parte di collezioni pubbliche come il Los Angeles County Museum of Art (LACMA) e il Daegu Art Museum in Corea. Nel 2017, ha ricevuto il Prix Jean-François Prat, in riconoscimento del suo contributo all’arte contemporanea.