B9 M4478

The Trace of Things

Date
15.10.2026 | 18.11.2026
File
COMUNICATO STAMPA
Scopri di più sulla mostra

MASSIMODECARLO presenta The Trace of Things, la prima mostra personale in Italia di Dominique Fung, artista canadese di origini cinesi. La mostra riunisce un nuovo corpus di opere: dipinti, portagioie e, per la prima volta, i suoi disegni. L’impronta di una foglia nella pietra, il profilo di un’ala, il segno lasciato da una mano su una pagina: quando qualcosa non c’è più, ciò che ne rimane è una traccia.

Nelle parole dell’artista, la mostra è "una continuazione di tutto": un nuovo capitolo della sua lunga ricerca sul modo in cui la storia viene mediata e trasformata in mito. Al centro, le antichità cinesi: dai bronzi della dinastia Shang agli oggetti della dinastia Tang. Fung non dipinge questi manufatti come semplici oggetti di scena, ma come veri e propri soggetti. Riprende così un’osservazione della scrittrice Anne Anlin Cheng: "la soggettività potrebbe essere debitrice agli oggetti". Nei suoi dipinti, il confine tra un oggetto e un essere animato si fa sempre più sottile. Fung guarda poi ancora più indietro, oltre la storia documentata, fino ai fossili: "le prime piante che sono state classificate e fossilizzate", una delle prime farfalle, strani pesci pietrificati. Ciò che la natura ha conservato e ciò che l’uomo ha creato finiscono così per somigliarsi: tutti "fermi nel tempo".

B9 M4535

Eppure, le opere sono attraversate da presenze vive. La farfalla migra da una tela all’altra; le gru emergono dai bronzi che un tempo furono sepolti accanto ai guerrieri di terracotta; gli uccelli si raccolgono ai margini dei dipinti. Ciò che era stato conservato, qui, comincia a muoversi, e intorno si apre un paesaggio. Anziché disporre i suoi oggetti su un tavolo, Fung li porta all’aperto, sotto il cielo e le intemperie, così che ogni dipinto si possa leggere insieme come una scena e come uno studio di oggetti. Il suo intento è "fondere l’una nell’altra" natura morta e paesaggio: rendere l’oggetto vivo quanto l’ambiente che lo circonda, e l’ambiente controllato con la stessa precisione di una composizione.

B9 M4522
B9 M4517
B9 M4512
B9 M4534
B9 M4528
FUD 0090 26 001
Echoes
2026
Dominique Fung

I disegni, invece, funzionano in modo diverso. Se la pittura le consente di inglobare, correggere e ripensare, il disegno non offre la stessa possibilità: "gli errori restano errori", e la carta non perdona. Un dipinto può contenere molti pensieri insieme; un disegno è più vicino a "un singolo pensiero", più diretto: un modo per rintracciare "la fonte da cui provengono le mie idee", prima che si sviluppino in qualcosa di più ampio.


L’attenzione di Fung per gli oggetti si estende anche ai foo dogs, guardiani che da secoli presidiano le soglie di case, templi e palazzi per proteggerli e tenere lontano ogni male. Come i bronzi e i fossili, sono oggetti antichi ancora investiti di una funzione, e c’è qualcosa di particolarmente appropriato nel ritrovarli in un edificio che un tempo fu una residenza privata milanese: guardiani di una casa, portati in un’altra.

B9 M4558
B9 M4551
B9 M4515
B9 M4561

In un certo senso, il vero soggetto di Fung è il luogo a cui le cose appartengono: il modo in cui gli oggetti vengono disposti, raccontati, "classificati nella storia", e il modo in cui una cronologia stabilisce quale posto spetti a ciascuno. I suoi portagioie insistono proprio su questo. Una scatola è un piccolo strumento di classificazione: conserva e ordina, stabilisce che cosa meriti di essere custodito e che cosa debba restare nascosto. Portare queste scatole nello spazio espositivo significa ribaltare questo ordine, allentare le categorie abitualmente attribuite agli oggetti e permettere loro, finalmente, di rivendicarne una propria.

B9 M4509
B9 M4503
B9 M4485
B9 M4488
B9 M4478
FUD 0088 26 001
Guardian
2026
Dominique Fung
FUD 0087 26 001
Gate Keeper
2026
Dominique Fung
B9 M4483
B9 M4486
April 2024 portrait dominique fung no photo credit needed
Dominique Fung

Dominique Fung (nata nel 1987, lavora a New York) è un'artista canadese con radici a Hong Kong e Shanghai. La sua pratica esplora il territorio liminare in cui tradizione, memoria ed eredità si insinuano nella nostra coscienza collettiva. Grazie al suo racconto di storie trascurate o del tutto dimenticate e all'uso di specifici artefatti storici che arricchisce di qualità umane e di complessi percorsi narrativi, l'artista crea un nuovo, più ampio e alternativo spazio di appartenenza.


Le opere di Fung sono presenti nelle collezioni di M+, K11 Art Foundation, Pond Society, Yuz Foundation, Aïshti Foundation, Cantor Art Center della Stanford University, East West Bank Collection, Hammer Museum, High Museum of Art, ICA Miami, LACMA, LA MoCA, The Huntington Library, tra gli altri.