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Where the Feast Outlived Its Guests: A Table That Remembers

Date
20.01.2026 | 31.01.2026
Galleria
Pièce Unique
File
COMUNICATO STAMPA
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MASSIMODECARLO Pièce Unique è lieta di presentare Where the Feast Outlived Its Guests: A Table That Remembers, una presentazione personale di Dominique Fung.

Un tavolo è una cosa strana. Appare immobile, obbediente, fatto per servire. Eppure ricorda: i gomiti appoggiati, le mani che si protendono, le voci che un tempo aleggiavano sopra di esso, il peso dei piatti sollevati e poi nuovamente posati. In Where the Feast Outlived Its Guests: A Table That Remembers, Fung si sofferma su oggetti che hanno sopravvissuto ai loro creatori, conservando le tracce dell’uso e dell’abitare.


La pratica di Fung è radicata in gesti di osservazione e di ritorno. L’artista torna ripetutamente a libri, immagini e oggetti del passato — forme che hanno oltrepassato il loro momento originario. All’inizio di quest’anno, durante un viaggio in Cina, ha incontrato una serie di volumi che riproducono antichi oggetti in bronzo appartenenti a diverse dinastie: vassoi e contenitori cerimoniali popolati da piccole figure, animali e dettagli ornamentali. Un tempo utilizzati in banchetti regolati da rituali e gerarchie, questi oggetti sopravvivono oggi come immagini e reperti, separati dalla loro funzione ma segnati dai sistemi che li hanno prodotti.

I dipinti in mostra, A Table Laid of Bronze Spirits e A Table Set for a Low Tide, sono nature morte che appaiono al tempo stesso generose e inquietanti. Fung guarda alla tradizione della pittura di banchetto olandese dei secoli XVI e XVII — tavole minuziosamente apparecchiate e colme di cibo, vetri e oggetti di lusso, dove l’abbondanza sfiora l’eccesso — senza tuttavia rimetterla in scena. Nella Repubblica Olandese, queste immagini non erano semplici celebrazioni dell’indulgenza: funzionavano come manifestazioni di prosperità plasmate dal commercio, dalla disciplina e dall’ambizione mercantile, spesso attraversate da un sottile registro morale.

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Fung assimila questa logica compositiva — il tavolo come luogo di accumulazione, equilibrio e instabilità latente — e la lascia fluire nel proprio linguaggio visivo. Per la prima volta nella sua opera compaiono ciliegie, limoni e fragole: elementi vividi, deperibili, di una luminosità effimera. Essi si posano accanto ai bronzi ricorrenti della dinastia Tang, introducendo una tensione tra ciò che viene consumato e ciò che sopravvive.


A intrecciarsi in queste composizioni sono pesci di giada in volo, un motivo a cui Fung ritorna spesso nel suo lavoro. L’immagine si ispira alle sculture di pesci in giada del periodo degli Stati Combattenti (475–221 a.C.) e a una dualità linguistica: in cinese, significa sia “pesce” sia “abbondanza ogni anno”. Questa sovrapposizione contribuisce a spiegare la presenza persistente del pesce in tutta la cultura cinese, dai templi agli ingressi dei ristoranti, fino agli acquari domestici. In questi dipinti, i pesci animano la natura morta, destabilizzandone la superficie e interrompendo ogni senso di fissità. Il tavolo diventa poroso, meno un supporto stabile che un terreno mobile in cui gli oggetti sembrano fluttuare, aggregarsi e disperdersi.

Gallop
2026
Sarah Miska
Bowler Hat
2026
Sarah Miska

Le nature morte di Fung non sono ammonimenti contro la vanità, né celebrazioni dell’abbondanza. Si leggono piuttosto come momenti colti subito dopo che qualcosa è accaduto. Il banchetto è finito, ma la tavola resta sparecchiata: frutta tagliata lasciata al suo posto, pesci ancora in movimento. Non vi sono figure in questi dipinti, eppure sono colmi di presenza. Si avverte che qualcuno era lì poco prima — che qualcosa è stato condiviso, che ruoli sono stati interpretati, conversazioni si sono svolte e poi dissolte. Gli oggetti mantengono le loro posizioni, come se non sapessero se qualcuno possa tornare.


In molte culture, i banchetti hanno organizzato la vita sociale, segnando momenti di incontro e condivisione. Nell’opera di Fung, il banchetto si trasforma in memoria — una tavola che registra ciò che è passato tanto quanto ciò che un tempo era presente. Ciò che rimane è un senso di persistenza. Un tavolo che ricorda.

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Dominique Fung

Dominique Fung (nata nel 1987, lavora a New York) è un'artista canadese con radici a Hong Kong e Shanghai. La sua pratica esplora il territorio liminare in cui tradizione, memoria ed eredità si insinuano nella nostra coscienza collettiva. Grazie al suo racconto di storie trascurate o del tutto dimenticate e all'uso di specifici artefatti storici che arricchisce di qualità umane e di complessi percorsi narrativi, l'artista crea un nuovo, più ampio e alternativo spazio di appartenenza.


Le opere di Fung sono presenti nelle collezioni di M+, K11 Art Foundation, Pond Society, Yuz Foundation, Aïshti Foundation, Cantor Art Center della Stanford University, East West Bank Collection, Hammer Museum, High Museum of Art, ICA Miami, LACMA, LA MoCA, The Huntington Library, tra gli altri.