Brushstroke n.7
Dalla fine degli anni Sessanta, Bertrand Lavier sviluppa uno dei corpus più incisivi e influenti dell’arte contemporanea. Erede dei movimenti del dopoguerra che hanno messo in discussione le nozioni di autore e di rappresentazione, Lavier fa volutamente vacillare i confini tra pittura e scultura, oggetto e opera, ready-made e gesto creativo. La sua presentazione presso MASSIMODECARLO Pièce Unique segna la sua seconda nello spazio parigino e la sua sesta mostra personale con la galleria.
Tra le opere più emblematiche di Bertrand Lavier figurano i suoi “oggetti dipinti”, nei quali applica pennellate spesse ed espressive direttamente su oggetti industriali — frigoriferi, macchine fotografiche, tavoli — ricoprendoli di una pittura che richiama l’astrazione gestuale, lasciandone al contempo perfettamente leggibile la forma funzionale. Con opere come Charles Eames Chair (2002) o SMEG (2002), Lavier sovverte la gerarchia tra pittura modernista e oggetti quotidiani. Dipingendo l’oggetto anziché rappresentarlo, interrompe il sistema tradizionale della rappresentazione e trasforma l’atto pittorico in superficie e soggetto allo stesso tempo.
Nel 1986, Lavier dipinge la vetrina della galleria Pièce Unique di Lucio Amelio, situata in rue Jacques-Callot a Parigi, trasformando la facciata in un’opera d’arte. L’intervento attivava la vetrina come superficie artistica, estendendo l’esplorazione della presenza fisica della pittura nello spazio pubblico. Oggi, da MASSIMODECARLO Pièce Unique, Lavier continua a interrogare le convenzioni dell’esposizione e della percezione, trasformando il gesto pittorico stesso in opera d’arte.
Installata nella vetrina, Brushstroke n.7 è una barra d’acciaio sinuosa, fissata al muro da un unico punto, che rappresenta un colpo di pennello. Questa nuova opera rivela pienamente la tensione al centro della ricerca di Lavier: la trasformazione di un’immagine pop in oggetto scultoreo.
Oscillando tra i media e rifiutando di appartenere definitivamente alla pittura o alla scultura, Brushstroke n.7 non si limita a ricoprire una superficie funzionale, ma conferisce nuova dimensione — letterale e figurata — al gesto iconico dell’artista: il tratto dipinto.
Estratto dalla planarità della tela, questo gesto — sinonimo di creazione — non è più un semplice segno su una superficie, ma un’entità fisica trasposta nello spazio reale, un gesto divenuto forma.
Brushstroke n.7 instaura così un dialogo con l’eredità dei Brushstrokes di Roy Lichtenstein. Se Lichtenstein trasformava la traccia espressiva in un’immagine pop — stilizzata e riproducibile — Lavier spinge il gesto verso una materialità innegabile.
Brushstroke n.7 possiede volume, peso e presenza, radicando il segno pittorico nel mondo tangibile.
Lo spettatore è invitato a vivere questa trasformazione direttamente: l’evoluzione di un tratto originariamente piatto e malleabile, dal medium al soggetto, dalla finzione pittorica alla realtà scultorea.
Artista
Bertrand Lavier (nato nel 1949, Châtillon-sur-Seine, Francia) è un artista francese con sede a Parigi e in Borgogna. Figura fondamentale nel movimento verso l'appropriazione artistica negli anni '80 e '90, Bertrand Lavier è forse meglio conosciuto per i suoi ready-made, creati ricoprendo oggetti industriali di uso quotidiano come frigoriferi, tavoli, pianoforti e mobili con uno strato di vernice impastata. Si appropria di oggetti e immagini onnipresenti per riposizionarli come elementi in una critica strategica del consumismo, delle abitudini visive profondamente radicate e delle istituzioni artistiche. Ferocemente critico nei confronti della feticizzazione dell'oggetto d'arte, Lavier considera il suo lavoro pienamente realizzato solo come mostra, come una costellazione di opere che generano significato esclusivamente attraverso le loro interrelazioni.
Le sue opere si trovano in importanti collezioni pubbliche, tra cui quelle del Centre Pompidou di Parigi, del MOCA Grand Avenue a Los Angeles, del Museo Nazionale d'Arte Moderna di Tokyo a Tokyo e dello Stedelijk Museum di Amsterdam.